E’ stato presentato oggi, presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II, il progetto “Plasmare”, per la realizzazione di impianti “navalizzati” per il trattamento dei rifiuti solidi urbani. Il progetto è ideato e promosso da Fincantieri attraverso il suo centro di ricerca applicata Cetena (Centro per gli Studi di tecnica navale).
Sono intervenuti, tra gli altri, il Sottosegretario di stato del Ministero dell’Economia e delle Finanze Bruno Cesario, il Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, il sindaco di Castellammare di Stabia Luigi Bobbio, il Rettore dell’Università Massimo Marrelli, il Preside della Facoltà di economia Achille Basile e l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono.
Nel corso dell’incontro Fincantieri, leader mondiale nella progettazione e costruzione di unità navali ad alto valore aggiunto, ha annunciato di voler creare una nuova linea di prodotto e ha illustrato le soluzioni tecnologiche che, attraverso il Cetena, ha attualmente allo studio: piattaforme galleggianti con impianti per la produzione di combustibile da rifiuti (abbr. cdr) e successivo recupero energetico, navi per il trasporto dei rifiuti solidi urbani raccolti da isole o altri territori con scarsa viabilità terrestre, e navi dotate di impianti per lo smistamento dei rifiuti e produzione di cdr da trasferire da porto a porto.
Il progetto “Plasmare”, in fase avanzata di sviluppo, prevede la costruzione di due piattaforme galleggianti non autopropulse da posizionarsi in acque “protette”: la prima dedicata alla ricezione dei rifiuti solidi urbani con produzione di cdr (smaltimento di circa 400 tonnellate al giorno di rifiuti solidi urbani), e la seconda per la gassificazione dello stesso prodotto tramite l’utilizzo di tecnologia al plasma in grado di recuperare energia dal gas di sintesi prodotto.
Alla luce del diverso livello di maturità delle tecnologie impiantistiche utilizzate, per il progetto si è ipotizzato un approccio modulare che prevede di partire a breve con la realizzazione della piattaforma dedicata alla produzione di cdr alla quale, in una seconda fase, si affiancherà la piattaforma con impianto al plasma, che necessita di un più lungo periodo di messa a punto.
Questi natanti, opportunamente attrezzati e tecnologicamente avanzati, sfrutterebbero gli spazi marini, garantendo il decongestionamento delle aree terrestri adibite a discariche, spesso limitate e penalizzate da considerevoli problemi logistici.
Il progetto, contribuendo in maniera eco-compatibile alla soluzione del problema dei rifiuti, offrirebbe evidenti vantaggi: emissioni inquinanti solide e gassose prossime allo zero, tempi di realizzazione brevi, costi di realizzazione ed operativi contenuti e certi, limitato impatto sul territorio grazie alla possibilità di localizzare gli impianti in opportune aree portuali dismesse o abbandonate.
Infine, la costruzione delle piattaforme, in un momento, come l’attuale, di drammatica crisi del comparto navalmeccanico, darebbe impulso all’industria cantieristica, generando importanti ricadute occupazionali che deriverebbero dalla costruzione degli impianti e, una volta operativi, dalla loro gestione.

potrebbe essere molto utile per le future navi, il progetto c'è, ora vediamo di cominciare a realizzare.
RispondiEliminaChe il progetto tornerebbe a favore della "drammatica crisi del comparto navalmeccanico" a mio avviso è l'unica cosa certa, sull'utilità di trasferire in mare attività fattibili a terra con costi superiori e rischi maggiori per l'inquinamento dell'ambiente marino, francamente non ne capisco ne l'utilità ne i vantaggi. Inoltre come appassionato di mare, sostengo che deve essere protetto da rischi di qualsiasi attività industriale e al contrario, valorizzato per il turismo che è il vero business del nostro già martoriato paese. Quindi, personalmente non mi fido di queste “nuove soluzioni” e sono contrario di fare sul mare, che è la più grande ricchezza del pianeta, quello che è già stato fatto male sulla terra ferma.
RispondiEliminaBenvenga questo pprogetto innnovativo, dopo tutto il mare è un bene di tutti, e avere navi, pulite che rispettano l'ambiente ove naviga è il masssimo che si possa avere, spero che questo progetto si estenda anche alle navi mercantili, piu' ad alto rischio inquinamento.
RispondiEliminagiovanni noal
Caro Giovanni, premesso che non voglio innescare alcuna polemica, ma la mia interpretazione di questo articolo è diversa: il progetto citato e battezzato “Plasmare” contempla la costruzione di due chiatte da posizionare in acque protette (che non si sa cosa voglia dire), queste chiatte che in termine tecnico e un po’ snob sono chiamate piattaforme galleggianti non autopropulse, saranno allestite una con attrezzature per lo stoccaggio dei rifiuti solidi urbani (400 tonnellate al giorno), l’altra con un impianto di gassificazione dei rifiuti stessi, quindi, si tratta di soluzioni per i rifiuti solidi urbani e non di progetto innovativo per avere navi più ecologiche! Voglio ricordare, che queste tipologie di impianti sono spesso oggetto di contestazioni proprio a causa dell’incertezza sulle garanzie per il rispetto dell’impatto ambientale prodotto. Mi chiedo ancora (ironicamente, ritenendo già di sapere la risposta) perche fare in mare, quello che fino ad oggi si è fatto in molti casi male o per nulla, sulla terra ferma? Saranno veramente garantite tutte le misure possibili a salvaguardia dell’ambiente marino? Ed inoltre, tecnicamente parlando, cosa c’è di “innovativo” in una chiatta per rifiuti e nell’altra che porterà a bordo un impianto di gassificazione (che già esistono da anni)? E se poi la vogliamo dire tutta fino in fondo, da pazzo per il mare, sostengo che il mare non sia proprio fatto per risolvere i problemi insoluti relativi alla “monnezza” da smaltire!
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